Associazione Italiana di Psicologia Giuridica

 

LINEE GUIDA PER LO PSICOLOGO ESPERTO IN PSICOLOGIA GIURIDICA IN AMBITO CIVILE E PENALE 

Aggiornamento delle Linee Guida per lo Psicologo Giuridico approvato dal Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana di Psicologia Giuridica a Roma il 20 settembre 2019 e dalla Assemblea Generale dei Soci dell’Associazione Italiana di Psicologia Giuridica a Chieti il 25 ottobre 2019.

Il presente aggiornamento delle Linee Guida per lo Psicologo Giuridico, istituite dall’AIPG nel 27 febbraio 1999, aggiornate una prima volta nel 2009, unico protocollo di tipo generale in psicologia giuridica, è la conseguenza delle modificazioni legislative dell’ultimo decennio, dell’approvazione del DDL Lorenzin attraverso il quale dal 22 dicembre 2017 lo psicologo ottiene il pieno riconoscimento quale professione sanitaria e della necessità di seguire le indicazioni dello sviluppo della specifica ricerca scientifica clinico – forense.

PREAMBOLO
Le seguenti disposizioni consistono in Linee Guida cui attenersi nell’esercizio dell’attività psicologica in ambito giuridico; esse non sono sostitutive del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani in quanto ogni psicologo è tenuto ad osservarne le norme a prescindere dal proprio campo specifico di intervento.

ARTICOLO 1

Lo psicologo giuridico è consapevole della responsabilità, civile e penale degli esercenti le professioni sanitarie, derivante dal fatto che, nell’esercizio della sua professione, può incidere significativamente – attraverso i propri giudizi espressi agli operatori forensi e alla magistratura – sulla salute, sullo stato psicologico, sul patrimonio e sulla libertà delle persone coinvolte. Pertanto, presta particolare attenzione alle peculiarità normative, organizzative, sociali e personali del contesto giudiziario ed inibisce l’uso non appropriato delle proprie opinioni e della propria attività. 


ARTICOLO 2

Lo psicologo giuridico non abusa della fiducia e della dipendenza degli utenti, destinatari delle sue prestazioni clinico-forensi che, a causa del processo, sono particolarmente vulnerabili dalla propria attività. Per questo, lo psicologo si rende responsabile dei propri atti professionali e delle loro prevedibili dirette conseguenze (art. 3 C.D.).


ARTICOLO 3

Lo psicologo giuridico, vista la particolare autorità del giudicato cui contribuisce con la propria prestazione, mantiene un livello adeguato di preparazione professionale (art. 5 C.D), di speciale competenza che non si esaurisce nel mero possesso del titolo abilitativo alla professione, ma si sostanzia nella concreta conoscenza teorica e pratica della disciplina  (art. 3 Protocollo d’intesa tra il CNOP, CSM, CNF); si aggiorna continuamente negli ambiti in cui opera, in particolare per quanto riguarda i contenuti della psicologia giuridica, della psicologia clinica e dell’età evolutiva (Cap. 6 L.G.A.M.). Non eroga prestazioni su argomenti in cui non sia preparato e si adopera affinché i quesiti gli siano formulati in modo che egli possa correttamente rispondere (Cap. 8 L.G.A.M.)

ARTICOLO 4
Tra le varie competenze che riguardano lo psicologo in ambito forense e giuridico vi è la diagnosi clinica, di funzionamento e psicopatologica.
Nell’attività diagnostica, nell’ambito clinico-forense, è sempre necessario costruire una relazione significativa tra periziando e consulente, o tra periziando e perito, per poter correttamente interpretare i dati clinici e quelli ricavati dai protocolli e dalle indagini strumentali.


ARTICOLO 5

Lo psicologo giuridico nei rapporti con i magistrati, gli avvocati e le parti, mantiene la propria autonomia scientifica e professionale. Sia pure tenendo conto che norme giuridiche regolano il mandato ricevuto dalla magistratura, dalle parti o dai loro legali, non consente di essere ostacolato nella scelta di metodi, tecniche, strumenti psicologici, nonché nella loro utilizzazione (art. 6 C.D.). Nel rispondere al quesito peritale tiene presente che il suo scopo è quello di fornire chiarificazioni al giudice senza assumersi responsabilità decisionali né tendere alla conferma di opinioni preconcette. Egli non può e non deve considerarsi o essere considerato sostituto del giudice. Nelle sue relazioni orali e scritte evita di utilizzare un linguaggio eccessivamente o inutilmente specialistico (art. 10 L.G.T.) In esse mantiene separati l’accertamento dei fatti, di cui non dovrà occuparsi essendo valutazioni specifiche di tipo giudiziario, dalla valutazione psicologica delle vicende processuali, sulle quali dovrà esprimere pareri e giudizi professionali argomentati scientificamente (Cap. 6 L.G.A.M., Cap. D L.G.T.). 


ARTICOLO 6

Lo psicologo giuridico presenta, all’avente diritto, i risultati del suo lavoro, rendendo esplicito l’approccio teorico di riferimento, gli strumenti e la metodologia utilizzata (art. 5 C.D.) così da permettere un’effettiva valutazione e critica relativamente all’interpretazione dei risultati.

Egli, se è richiesto, discute con il giudice i suggerimenti indicati e le possibili modalità attuative.