di Robert J. Craig
American Psychological Association, 2005; pp.
367.
(Hardback)
Questo volume si inserisce nella serie editoriale curata da Theodore
Millon il quale ha raccolto l’eredità dell’opera di Henry Murray
– iniziatore dell’orientamento denominato Personologia (v. H. Murray, Explorations
in Personality) - con l’obiettivo di recuperare la dimensione della personalità
come variabile centrale degli accadimenti sociali e psicologici. Lo stesso
Millon ha pubblicato un volume dal titolo Personality-Guided Therapy (American
Psychological Association, 1999) e prima ancora ha scritto Toward a New
Personology: An Evolutionary Model (Wiley, 1990).
Craig esamina nel suo lavoro diversi campi applicativi della psicologia
giuridica, da quelli più tradizionali fino alla cosiddetta Police
Psychology, soffermandosi, in tal caso, sull’analisi dei ruoli e sulla
valutazione delle caratteristiche psicologiche dell’operatore di polizia.
Il filo conduttore lo si trova nel capitolo due, lì ove sono trattati
alcuni tra i modelli, o le teorie, della personalità (con una particolare
enfasi sul modello bioevoluzionistico di Millon). Tra le tecniche di indagine
della personalità estesamente richiamate ed utilizzate anche al
fine di offrire al lettore dati statistici, indicazioni orientative e di
confronto, si trovano il MMPI-2 e il MCMI (Millon Clinical Muliaxial Inventory),
nelle Forme I, II e III: in tale ottica, di particolare interesse risulta
essere il capitolo dedicato alla valutazione degli abusi, delle aggressioni
e degli atti letali di violenza.
Sono segnalate alcune tematiche che potranno svilupparsi nel futuro
all’interno del dibattito della psicologia forense: tra queste, la formazione
dei professionisti, l’etica professionale, l’utilizzo dei test di personalità
e lo sviluppo di nuove prove testologiche. Sono infine criticate alcune
indicazioni nosografiche ed è sottolineata la necessità di
attendere che le conoscenze specifiche psicologiche e psichiatriche siano
sufficientemente stabilite prima di tentare di sviluppare nuovi strumenti
di assessment globale o di misura. In tale direzione, è interessante
l’esempio proposto dall’autore in merito alla diagnosi di disordine borderline
di personalità per come essa è definita nel DSM-IV; dato
che viene richiesta la presenza di almeno cinque dei nove criteri indicati
nella sintomatologia, vi sono ben quarantacinque modi diversi, per un ipotetico
soggetto, di essere catalogato nella categoria di personalità borderline:
ma, si chiede Craig, vi sono veramente quarantacinque tipologie diverse
di personalità borderline?
Da qui scaturisce l’invito a porre maggiore cura nell’elaborazione
dei costrutti teorici, con una migliore spiegazione dei criteri, supportata
eventualmente da quelle che sono dette ancore comportamentali, al fine
di definire in modo più accurato il quadro nosografico: solo arrivati
a questo punto sarà possibile, nell’opinione dell’autore, sviluppare
nuovi strumenti di valutazione psicologica.
Andrea Castiello d’Antonio.
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